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La legge sul divieto di intercettazioni è passata in Parlamento così come era prevedibile. Di fatto non sarà più possibile pubblicare almeno fino all’udienza “filtro” i contenuti delle conversazioni intercettate fra gli indagati, pena la reclusione fino a tre anni per giornalisti e che violano tale norma. A questo punto occorre spiegare due cose, ovverosia il diritto a informare i cittadini e l’altro diritto a difendere la propria vita privata da attacchi ingiustificati della stampa.
Premesso che questa è l’ennesima legge ritagliata sulla persona del premier Berlusconi, e caldamente voluta da tutta la maggioranza per provare a insabbiare i processi e le accuse che lo riguardano, il diritto all’informazione(non quella schierata) è un caposaldo e principio irrinunciabile di ogni stato democratico, e qualsiasi tentativo di bavaglio o di carattere censorio, è fuori legge e contrario a ideali liberali e di tutela della circolazione del pensiero di tutti. Questa legge presenta in più parti, un evidente impianto restrittivo di questo principio fondamentale proprio di paese liberale che garantisce il diritto di informarsi su cosa accade intorno a tutti noi, senza subire nessun attacco di parte per nascondere i mali e i loschi affari dei politici nazionali. Dall’altra parte è innegabile un uso distorto in diversi casi delle intercettazioni da parte di procure avventate e orientate al sensazionalismo, in nome di un potere dei mass-media che ha imposto come unica cosa che conta gli ascolti e lo share, che si nutrono solo e soltanto di storie di omicidi e gossip, e per fare questo devono passare ai raggi X e vivisezionare le vite di chi è al centro di vicende giudiziarie di notevole impatto mediatico. Chi viene intercettato che sia colpevole o meno, per molti mesi e anche anni vede la sua vita privata invasa e stravolta da questi strumenti tecnologici, senza garantire poi nemmeno la colpevolezza dell’indagato e il reale accertamento dei fatti. Che le intercettazioni devono avere una regolamentazione precisa e rigorosa, questo è indubbio e quanto mai necessario. Ma se al contrario questa legge è fatta su misura per coprire e nascondere i guai del presidente del consiglio e di altri noti personaggi ed esponenti politici, la musica cambia e tutto questo non può essere accettato. Il carcere per chi pubblica i contenuti delle intercettazioni ci sembra un qualcosa di eccessivo, e non è difficile intravedere un fine punitivo contro chi osa delegittimare il potente di turno sottoposto ad indagini penali. Di contro nessun indagato, in modo particolare se risulta innocente in sede di giudizio, deve vedersi sbranato o vivisezionato da intercettazioni lunghe e molto costose, disposte da pubblici ministeri in cerca di notorietà.
Pertanto, alla luce di tutto questo, qual’è una soluzione ragionevole e accettabile per questo tema così delicato che riguarda tutti? Riteniamo sia una normativa che in primo luogo difenda e rafforzi il diritto del cittadino ad essere a conoscenza di quello che accade intorno a lui senza nessuna limitazione giuridica, e nello stesso tempo che tuteli la privacy di ogni persona da inutili indagini su fatti che non hanno minimamente rilevanza penale. Non si può certo intercettare una signora che in quel momento sta ordinando al telefono la lista della spesa. Ma non vi è dubbio che senza intercettazioni i reati di mafia, associazione a delinquere e altri di notevole rilevanza penale, non sarebbero mai stati scoperti e perseguiti. Quindi quale conclusione trarre da tutto questo ? Che le intercettazioni sono senz’altro utili alla ricerca delle prove e al perseguimento dei reati, mentre l’uso distorto di queste è sempre inutile e dannoso. Basta avere buon senso e rispetto per la legge, e meno politici corrotti e inquisiti. Un paese come l’Italia che sta sprofondando nel fango senza vie d’uscite, non può stare dietro alle vicissitudini giudiziarie di Berlusconi, che ormai da ben 17 anni fa il bello e cattivo tempo senza che nessuno possa metterlo in discussione. Ora basta vogliamo respirare aria pulita. |